La Nostra Storia

Io, presidente dell’associazione, ho conosciuto il wheelchair hochey (hockey in carrozzina elettrica nato per i malati di distrofia muscolare, ma che accetta anche disabili con altre patologie) nel 2001 per merito di un collega che lo praticava già. Mi ha convinto ad assistere ad una sua partita e poi mi ha chiesto se volevo provare a giocare e così è stato. Io disabile, che fin dai tempi della scuola ero sempre stata esonerata dall’educazione fisica “d’ufficio” e poi da adulta ho sempre guardato il mondo dello sport dalla parte della gradinata (per mio fratello prima, per mio marito dopo e per ultimo per mio figlio) essere dalla parte del protagonista……….. non mi sembrava vero. Infatti nel campionato 2002-2003 mi sono fatta iscrivere nella rosa dei componenti della squadra di allora “All Blacks”. Venne anche a far parte della squadra Mirko, ed in seguito Giampiero.
Nel campionato 2003-2004 anche mio marito Maurizio, che mi accompagnava, è entrato a far parte della squadra come allenatore il quale si è appassionato anche lui. Questo mi ha reso molto felice perché anche io ho potuto essere in prima linea nel mondo dello sport, non mi importava eccellere, ma il fatto di poter giocare finalmente anche io, mi emozionava. Per problemi famigliari il presidente della vecchia squadra si è dovuto trasferire in Germania, per cui nel 2008 con un gruppo di amici Mirko, Giampiero, Emanuele, Elio, Giuliana, Salvatore e Rosa, disabili anche loro, abbiamo deciso di formare una nuova squadra le Aquile Azzurre, con lo scopo di inserire anche nuovi atleti, perché anche le persone diversamente abili hanno bisogno di integrarsi e confrontarsi. Nel corso degli anni sportivi si sono inseriti anche altri giocatori ed altri se ne sono andati, Massimiliano, Luigi, Lorenzo, Matteo, tutti hanno dato il loro contributo. Nel cordo della nostra carriera sportiva ho visto atleti che nemmeno io mi sarei immaginata potessero giocare e mi ha dato una forza interiore che non conoscevo. Volere è potere, anche con piccoli accorgimenti. Certo il wheelchair hochey è un po’ più faticoso rispetto ad altri sport, dove basta preparare la borsa con il necessario ed avere una macchina o un bus per arrivare a destinazione, nel nostro sport per fare l’allenamento servono i volontari (e anche qui ne abbiamo avuti tanti che ci hanno dato un grande contributo) che ci diano una mano nel trasporto per arrivare alla palestra e il mezzo adatto, la preparazione/organizzazione è un po’ più lunga, ma come dicevo prima volere è potere.
Ogni partita anche se persa ha dietro tanta organizzazione e tanto aiuto da parte dei volontari senza i quali non potremmo fare nulla.
Non siamo una squadra fortissima ma siamo molto uniti e anche segnare un solo goal ci da emozione e gioia a me e ai miei compagni.
Il nostro sport si svolge 5 contro cinque. I giocatori possono giocare con la mazza (se riescono a usare le braccia) se no usano lo stick (che è una prolunga che si mette sui pedali della carrozzina che finisce a croce).
Il portiere può giocare solo con lo stick, poi ci sono due difensori che usano sempre lo stick e 2 attaccanti che giocano con le mazze . Per non creare disparità tra le squadre ci sono dei punteggi per ogni giocatore. Gli stick possono avere un punteggio da 0.5 a 1 dipende dalla patologia. Le mazze possono avere un punteggio da un massimo di 5 ad un minimo di 1 anche qui dipende dalla patologia e dalla possibilità di muovere il tronco, le braccia e la forza muscolare. Il punteggio totale dei 5 giocatori non può mai superare i 10 punti per la ragione che ho spiegato prima (non creare squadre troppo forti e squadre troppo deboli).
Lo scopo è quello di fare goal senza urtare i bordi del campo che delimitano l’area di gioco (che va montato dai volontari), senza urtare gli avversari con la carrozzina e senza entrare nell’area del portiere.
Si fanno 4 tempi da 10 minuti. Quando è iniziata questa attività sportiva aveva solo 10 squadre in tutta Italia, ora siamo arrivati quasi a 30 è una grande conquista.
Possono giocare sia uomini che donne nella stessa squadra e non ci sono limiti d’età. Ci possono essere giocatori dai 10 (ma anche meno) ai 70 anni e se una se la sente anche di più.
Nella nostra squadra per esempio il più giovane ha 30 anni il più anziano ne ha 72. In passato abbiamo avuto un ragazzo di 12 anni che ora per ragioni di studio ha dovuto abbandonare con nostro grande dispiacere, ma sarebbe bello, almeno per me, lasciare il posto ad un giovanissimo/a perché provare l’emozione di vivere in prima persona lo sport anche per noi disabili, non si può descrivere, si deve provare …

Rosalba Cirasola